Potrei parlare di me come non potrei. Sono quella ragazza senza uno scopo preciso, senza un motivo preciso: un motivo per sorridere, piangere, gridare. Sono la ragazze senza motivazioni. Quella che potrebbe scoppiare a piangere senza motivo e quella alla quale non importerebbe un fico secco. Quella che potrebbe ridere fino alle lacrime e un minuto dopo iniziare a correre il più veloce possibile per scappare da un ricordo felice per poi non dover soffrire ricordandolo. Quella ragazza che scappa dai rapporti e che odia quando qualcuno scappa. Quella ragazza che ha terrore a mostrarsi, a parlare, a dimostrare di essere qualcuno per cui non ne vale la pena. Alla fine, quel che pensano come prima cosa le persone, è chiedersi se quella ragazza ne vale la pena:come amica o come ragazza o come persona. Mostrarsi significa dare una risposta a queste domande e io ho paura della risposta, che sia positiva o negativa. Il mio cervello fantastica su come potrei essere quella ragazza che sono, che amo essere e ridere ma poi mi dico che non piacerebbe a nessuno e dovrei solo nasconderla agli occhi degli altri, essere quel prototipo di barbie che piace a tutti e continuare a non piacere a nessuno. Perché, diciamocela tutta, a chi può piacere una come me, che ama il mare, la pioggia, il caldo e il freddo, le labbra secche, gli occhi gonfi, gli abbracci lenti e carichi di timore, timore di rompere l'altro. Quella che ama la musica, che ama correre fra l'erba e sporcarsi. Ama le cose romantiche e che vuole sempre affetto ma mai tanto da mandare via le persone. Insomma questa sono io e continuerò a non esistere per nessuno, devo rimanere nascosta.

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